![]() |
||||||||||||||
|
|
||||||||||||||
|
|
||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||
![]() |
![]() |
![]() |
||||||||||||
![]() |
||||||||||||||
| Hector Berlioz | Una caricatura di Berlioz mentre dirige l'orchestra tratta da un giornale dell'epoca | Il monumento funebre dedicato a Berlioz nel cimitero di Parigi | ||||||||||||
| di Lucio De Felici | ||||||||||||||
|
(Dopo aver terminato di scrivere il «Dizionario Biografico» mi sono reso conto che sarebbe ora necessario redigere una «Storia della musica a Frascati» in quanto tante ed autorevoli sono le figure umane distintesi, al di là del locale, nel campo della musica. Credo che tale proposta, avendo incontrato l’entusiasmo di esperte persone, sia suscettibile di concretezza.
Di questo ipotetico testo, l’ultimo capitolo dovrebbe essere dedicato a quei musicisti di fama mondiale che, venuti nella nostra cittadina e in quelle vicine (Tivoli, Albano, Castel Gandolfo), ne hanno subìto il fascino e l’afflato per scrivere alcune delle loro composizioni sinfoniche.Due grandi artisti inserirei nel libro: Hector Berlioz (1803 –1869) e Franz Liszt (1811 – 1886), di cui scriviamo due brevi «medaglioni» contenenti le loro note biografiche con notizie rare ed intriganti, al fine di farli conoscere in senso umano, se non carnale, a coloro che ne ignorano l’esistenza e l’importanza. Questi due musicisti hanno identici atteggiamenti e situazioni, legati insieme da una fratellanza ideologica che influenzerà le composizioni degli altri artisti loro contemporanei. Abitano a Parigi dove si frequentano e consolidano la loro sincera amicizia, si recano spesso all’estero, separatamente, per concerti sinfonici tenuti in tutta Europa. Le due brevi biografie che tracceremo - in questo e nel prossimo numero - sono frutto di particolari ricerche, difficilmente rilevabili su enciclopedie e siti internet. >>> Hector Berlioz Nato in Francia a Cote-Saint-André, morto a Parigi, Berlioz è stato un compositore di inestimabile valore, ma anche esecutore delizioso. In breve possiamo affermare che Berlioz era persuaso che la musica dovesse avere un soggetto, un programma e che il trionfo di questa arte stesse nell’esprimere questo programma mediante effetti pittoreschi. Tutta la sua opera è il risultato di questo postulato musicale. Il suo epistolario, dal quale vengono attinte queste notizie, è stato curato dal grande scrittore e saggista francese Pierre Citron; in esso sono comprese numerose testimonianze del suo soggiorno romano e tuscolano che ci riguardano. Nel 1831 Berlioz risulta vincitore del «Prix de Rome» e viene invitato a ritirarlo, ma lui, contestatore di ogni evento religioso e civile che provenga da Roma, possiede una avversione verso l’Urbe. Però una lettera dell’amico Listz lo fa invogliare alla partenza. La lettera, tra l’altro, afferma: «...il bello, in questo privilegiato paese, mi appariva sotto forme più pure e sublimi.
Scrive Berlioz: «La campagna dei dintorni di Roma è severa e maestosa, specie di sera! Tutte le rovine dei palazzi, di templi illuminati dal sole cadente, sopra un suolo nudo come la mano, senza alberi, scavato da profondi crepacci, formano il quadro più pittoresco e austero». Anche da questo musicista si ha la conferma della desolazione dell’agro romano, argomento che andiamo trattando in altri articoli. Molte sono le citazioni e le testimonianze che si leggono nelle sue lettere sui Castelli Romani. «Torno da una corsa ad Albano, Frascati, Castel Gandolfo, eccetera: laghi, pianure, montagne, vecchie tombe, cappelle, conventi, villaggi ridenti, grappoli di case appese alle rocce, il mare all’orizzonte; il silenzio, il sole, una brezza profumata, l’infanzia della primavera: è un sogno, un incantesimo!». Che bella immagine ci lascia Berlioz: l’infanzia della primavera! Parole che sanno di musica. Dai pochi giorni previsti, il suo soggiorno invece si protrae per molti mesi. Non vuole più ripartire, agli amici musicisti fa però una promessa solenne: «Tornerò a Roma per riposarmi come in un bel giardino; tornerò per cogliere nuove luci e armonie sui deliziosi Colli Albani». Ritornato a Parigi, Berlioz compone «Carnevale Romano», dalla cui musica escono suggestioni e fremiti romantici colti dalle nostre terre. Una composizione sinfonica dai toni suggestivi dove si avvertono le passioni e i fremiti romantici che traggono origine dal volteggiare delle donne romane e castellane al ritmo del «saltarello» nostrano. In Francia Berlioz deve lottare contro ristrettezze finanziarie e contro disavventure familiari. Cominciano i suoi lunghi silenzi, ma piano piano riesce a farsi conoscere. E’ del 1839 il suo primo incontrastato successo di pubblico con «Giulietta e Romeo». Sarà l’ungherese Liszt ad aiutare il francese Berlioz ad essere conosciuto ed osannato come genio indiscusso della musica. L’affezionato amico Liszt arriva a organizzargli a Weimar nel 1855 un «Festival Berlioz», dove la sua consacrazione diventa di dominio pubblico. La vita familiare però diventa burrascosa, in pochi anni perde la prima e la seconda moglie, poi la sorella, e alcuni carissimi amici. Il suo mutismo assume forme drammatiche. Fisicamente è a pezzi, scarse le possibilità di recupero. Nel 1868 si reca nuovamente in Russia e ancora una volta è accolto trionfalmente: ma la sua fibra oramai è minata dalle fatiche e dal dolore, e tre mesi dopo il ritorno, muore. Ha 66 anni. La promessa di ritornare a Roma e nei Castelli Romani è svanita. Ci ha lasciato però un ricordo perenne: quel componimento sinfonico, «Carnevale romano», la cui musica struggente e insieme festosa suscita la percezione che l’infanzia è davvero una primavera….. >>> La vita e la morte di Hector Berlioz Hector Berlioz, dopo aver studiato alcuni anni Medicina all’Università di Parigi, optò per la musica, riscuotendo l’ammirazione di grandi personalità come Schumann, Heine, Paganini e lo stesso Liszt, ma incontrando notevoli opposizioni tra i critici. Ancora oggi la sua fama viene opacizzata. Dopo la morte in Messico dell’unico figlio Louis, avuto dalla Smithson, fu colpito da imprecisati disturbi intestinali oltre ad una profonda depressione e ad un mutismo pressochè assoluto. Il musicista aveva anche problemi cardiaci, soffrì di almeno due episodi di sincope, con conseguenti cadute e ferite in varie parti del corpo. La sua esasperata sensibilità verso qualsiasi problema lo portò due volte sull’orlo del suicidio: la prima tentò di annegarsi a Genova, la seconda ingerì una forte dose di laudano dinanzi all’attrice Harriet Smithson, di cui era perdutamente innamorato. Gli fu somministrato subito un farmaco per provocare il vomito; dopo l’insano gesto Harriet acconsentì a sposarlo. Alla morte di questa donna, non perse tempo a risposarsi con la cantante Maria Recio… L’ultima disavventura gli occorse «post mortem», quando la sua salma, durante il trasporto al cimitero di Montmartre, fu sbalzata a terra dai cavalli innervositi a causa del frastuono della “Marcia funebre”. L’orazione di cordoglio fu pronunciata, assai maldestramente, dall’amico Elwart, la cui fama di oratore era talmente pessima che Berlioz gli aveva detto: «Se dovrai fare tu il discorso funebre, sarà meglio che io non muoia…» |
||||||||||||||
![]() |
||||||||||||||
| www.defelicilucio.it | ||||||||||||||
| TORNA ALLA HOME-PAGE | ||||||||||||||