Verso le Regionali

Lista civica Polverini riammessa, ma per il PdL sono notti insonni

La Corte d'Appello ha accolto il provvedimento in favore della coalizione berlusconiana ma rimane sospeso il ricorso per il Popolo delle Libertà

Praticamente certa la riammissione del «listino» maggioritario della candidata presidente, ma la sentenza ufficiale è attesa nelle prossime 48 ore

di Fabio Polli

ROMA - Tempi duri per i rappresentanti romani e laziali del Popolo delle Libertà.

Dopo l'«esclusione» (anzi la mancata presentazione) della lista in sostegno della candidata Renata Polverini (nella foto) alle elezioni Regionali, sono in tanti a vivere notti insonni e giornate con il fiato sospeso.

Gli «eccellenti» candidati esclusi, è più che noto, da mesi (alcuni da un paio d'anni) avevano iniziato la loro campagna elettorale per essere eletti consiglieri.

Tra il tempo perso in cene ed incontri conviviali in ogni luogo del Lazio e soldi spesi di tasca propria per la promozione della propria immagine, il danno è enorme.

Entro la giornata di oggi, comunque, è attesa la sentenza della Corte d'Appello di Roma alla quale il PdL si è rivolto per ottenere la riammissione della lista, ma difficilmente, vista la precedente giurisprudenza in merito, la richiesta del partito di Berlusconi verrà accolta.

Più facile (anche secondo quanto apprende iltuscolo.it da autorevoli esponenti politici della coalizione avversaria) che il «listino» della candidata governatrice Renata Polverini sia da considerare in pratica riammesso dalla Corte d'Appello, la quale dovrebbe comunque esprimersi con certezza entro le prossime 48 ore.

La mancata ammissione del cosiddetto «listino» (ovvero i 14 consiglieri più il candidato presidente che entrano in Consiglio Regionale, in caso di vittoria, senza la necessità di ottenere le preferenze sulla scheda da parte degli elettori) decreterebbe l'automatica esclusione del candidato presidente.

Un primo verdetto della Corte c'è stato poco fa: la lista civica regionale per il Lazio di Renata Polverini, esclusa ieri, è stata riammessa dalla Corte d'appello di Roma.

Il problema che i giudici ancora devono chiarire è legato alla documentazione anagrafica di tre dei candidati in lizza.

La situazione resta tesissima.

Il capogruppo del Pdl a Montecitorio Fabrizio Cicchitto ha parlato di «violazione dei principi della democrazia», dovuta «all'azione provocatoria di alcuni rappresentanti di lista di altri partiti che hanno fatto ostruzionismo e dall'inaccettabile ordine dato dal magistrato di impedire la consegna delle liste PdL».

Tesi fortemente contrastata dalla candidata presidente del centrosinistra, Emma Bonino (nella foto sotto), e dal presidente del Consiglio Regionale Bruno Astorre.

«Le regole - ha dichiarato l'esponente radicale - servono proprio per tutelare i più deboli. Se un ragazzo arriva in ritardo ad un concorso non viene ammesso, se una ditta presenta la sua proposta oltre la scadenza di una gara d'appalto non viene presa in considerazione. Per quale motivo la politica può pensare di aggirare le regole? La legge prevedeva la consegna delle liste entro e non oltre le ore 12. Ciò non è avvenuto».

Bruno Astorre (nella foto sotto), invece, attraverso i microfoni di Radio Radio è stato molto più duro citando il caso accaduto alle elezioni amministrative del giugno 2009 ai Castelli Romani:

«A Monte Porzio Catone - ha ricordato - la giunta uscente del sindaco Roberto Buglia è stata esclusa dalle elezioni per una semplice irregolarità formale, ovvero l'assenza di un timbro di congiunzione tra i fogli utilizzati per la raccolta firme. Nonostante l'amarezza abbiamo dovuto ingoiare il rospo ed abbiamo solamente potuto presentare ricorso al Tar del Lazio dopo il voto! Il Tribunale Amministrativo - ha ricordato l'esponente del Partito Democratico - è stato infatti categorico nello specificare che può prendere decisioni, citando precendenti sentenze, solo quando le votazioni sono avvenute».

Il ricorso del centrosinistra a Monte Porzio Catone, che dovrebbe arrivare a breve a sentenza, ha comunque una motivazione di fondo: l'esclusione per una irregolarità, contestata dai presentatori della lista.

Nel caso del PdL e delle elezioni regionali, la lista non è stata proprio presentata.

Al ricorso urgente al Tar - spiega il Corriere della Sera - stanno lavorando i candidati Fabio Desideri, Bruno Prestagiovanni, Tommaso Luzzi, Erder Mazzocchi e Luigi Celori.

Donato Robilotta, invece, starebbe preparando un ricorso «dirompente» per chiedere l'annullamento del voto:

«Le elezioni del 28 e 29 marzo - ha dichiarato il consigliere regionale uscente - non sono valide. Il vice presidente Montino, dopo il caso Marrazzo e le sue dimissioni, avrebbe dovuto convocarle, come prevede la legge, entro tre mesi, ovvero entro il 26 gennaio 2010».

In quel caso, è noto, era stato lo stesso Berlusconi a dare il suo benestare allo spostamento del voto a marzo.

L'inaspettato «regalo» politico derivante dallo scandalo che ha coinvolto l'ex conduttore della Rai, infatti, aveva convinto il Cavaliere che anche il Lazio potesse tornare al centrodestra, cosa che i sondaggisti dichiaravano più che possibile fino a qualche giorno fa.

Oggi, stando ai rilevamenti delle ultime ore, Emma Bonino viene data dall'Istituto Crespi Ricerche al 39% contro il 38% di Renata Polverini.

E' salita la Bonino dopo l'esclusione del PdL?

No.

Semplicemente sono crollati i consensi verso il maggiore partito del centrodestra, definito oggi da Ernesto Galli della Loggia, la «somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz'ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica».

www.iltuscolo.it - mercoledì 3 marzo 2010 - ore 17,16