Sanità
San Raffaele, i pazienti si barricano nella clinica di Velletri

Mentre la Asl RmH continua a sollecitare la chiusura della struttura e la Regione studia la revoca del provvedimento, i medici dell'istituto di cura hanno raccolto 26 firme dei pazienti che non intendono trasferirsi a Monte Compatri

di Chiara Rai per «Il Tempo»

VELLETRI - I medici della clinica San Raffaele di Velletri hanno raccolto 26 firme dei malati che non intendono trasferirsi nella struttura di Monte Compatri.

Mancano altre quattro firme e saliranno a 30 i pazienti ricoverati in residenza sanitaria assistita che non vogliono lasciare la struttura. I moduli di trasferimento sottoscritti anche dalle famiglie che tutelano i loro cari, sono già stati trasmessi alla Asl RmH.

Ieri mattina l'azienda sanitaria ha scritto di nuovo al San Raffaele ricordando che il termine ultimo per il trasferimento dei malati è già scaduto lo scorso 15 dicembre e invitando a dare celere esecuzione alla disposizione già emessa.

La Asl RmH, di fatto, continua a sollecitare una chiusura annunciata, nonostante la Regione non abbia ancora terminato il riesame dell'istanza di revoca della chiusura presentata dal Gruppo il 30 ottobre.

La commissione incaricata dalla Regione infatti, deve ancora operare la verifica alla struttura. Il presidente del gruppo San Raffaele Carlo Trivelli auspica che ciò avvenga entro quest'anno, soprattutto per il bene dei pazienti che rifiutano il trasferimento.

«Siamo preoccupati da mesi - dice Maria Silvaroli, responsabile della Rsa - i pazienti che abbiamo in Rsa hanno patologie molto complesse, sono malati cronici che vivono da noi da molti anni».

Alessandra, psicologa della clinica, racconta che queste persone si destabilizzano anche per un cambio di stanza: «C'è Maria Pia che sono dodici anni che è ricoverata da noi - dice il medico - quando abbiamo dovuto cambiarle stanza per questioni logistiche, si è sentita disorientata per molto tempo. Figuriamoci se dovesse lasciare la clinica. Sono giorni che ripete continuamente "voglio restare a Velletri, non possono sfrattarmi"».

Entrando nella struttura, sembra di vedere una macchina di formula uno, nuova di zecca, parcheggiata in garage da diversi mesi. Ci sono cinque piani e quattro di questi sono deserti. Raggiunto il quinto piano c'è l'ingresso della Rsa.

I corridoi sono pulitissimi e c'è anche un bell'albero di Natale. Gli anziani passeggiano per il corridoio, ben curati e vestiti con abiti caldi. Sanno che c'è un via vai di istituzioni e stampa da oltre sette mesi a questa parte perché è stato deciso che la clinica deve chiudere.

Persino oggi il Vescovo Mons. Vincenzo Apicella, verrà a dargli un conforto. L'incubo dei malati è iniziato con l'arrivo del provvedimento di chiusura.

Antonio conosce bene il pericolo: «Mia moglie abita vicino Velletri - racconta - sono ricoverato qui dal 2008 e non voglio muovermi, perché se dovessero spostarmi a Monte Compatri non riuscirei a vedere mia moglie con la stessa frequenza. Che fanno, giocano con la nostra salute?».

Maurizio, terapista ha ben chiaro il quadro: «Questa struttura accoglie un grosso bacino d'utenza, ben diverso da quello di Monte Compatri. Qui confluiscono oltre 150 mila abitanti che provengono da Anzio, Artena, Velletri, Lariano, Colleferro. E dei 32 ricoverati che abbiamo, il 40 per cento viene da Roma. La situazione è drammatica, abbiamo 60 posti letto in meno alla struttura di Madonna delle Grazie, qui a Velletri la capienza è di 402 posti letto. Mentre Monte Compatri, che ne ha circa 270, serve a tamponare le emergenze di Tor Vergata e dintorni e ha già circa 170 posti occupati».

www.iltuscolo.it - venerdì 23 dicembre 2011