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di Simone Ginnetti da Il Corriere del Cittadino del 27-02-2008
ROMA - «Il Lazio vive da decenni un problema di carattere strutturale che va affrontato ma che è di difficile risoluzione».
Francesco Storace governatore della Regione Lazio prima e Ministro della Salute poi, conferma, sia pure parzialmente, le argomentazioni difensive di Augusto Battaglia.
«Non dimentichiamo che il finanziamento di 5,5 miliardi di euro a beneficio della sanità laziale è stato approvato da questo Parlamento, anche con il nostro contributo».
I balletti di cifre: lei rimprovera al Ministro Turco di non conoscere i conti della sanità laziale. Battaglia colpevolizza la gestione sanitaria durante il suo mandato da governatore, per il deficit attuale. La verità è sempre nel mezzo?
«No. Marrazzo è stato onesto nel sottolineare l’esistenza di un debito pregresso di 8.400 miliardi delle vecchie lire accumulatosi durante la presidenza di Badaloni ma le cose stanno diversamente. Battaglia può dire quello che vuole ma quel debito che preesisteva alla nostra gestione è stato certificato anche dal Governo Amato, non dal mio. Basta andare a vedere i conti: durante la nostra amministrazione il deficit annuale era di circa 1,2 miliardi, dal 2005 in poi è arrivato a circa 1,7».
E’ vero che la sanità laziale presenta dei punti di criticità assolutamente unici, come sostiene Battaglia?
«E’ assolutamente vero. Le difficoltà esistono e la sanità nella Regione Lazio non può essere trattata come altrove. Qui abbiamo cinque policlinici universitari e tutti gli istituti religiosi. Dato atto di questo però l’attuale amministrazione non ha fatto nulla per migliorare le cose. Nel nostro disavanzo erano comprese le aperture di nuovi ospedali come il Sant’Andrea, l’istituto anti-tumori Regina Elena ed il policlinico di Tor Vergata. La giunta Marrazzo ha invece fatto registrare altri 3 miliardi di disavanzo ma adoperando l’arma dei tagli».
Qual è dunque la ricetta per risanare la sanità regionale? I tagli annunciati da Battaglia possono essere una soluzione?
«I tagli vengono solo annunciati ma è una mera operazione di propaganda. Poi non li attuano. Piuttosto bisogna ridurre gli sprechi. Marrazzo dovrebbe denunciare l’impossibilità di concertazione che vige nel ramo sanitario».
Cioe? Chi specula su cosa?
«I sindacati. Ogni volta che mi recavo al Policlinico mi trovavo di fronte a cinquanta soggetti differenti: tante, troppe, sigle sindacali, quelle universitarie, i Cobas…
Cigl, Cisl e Uil dovrebbero essere gli unici interlocutori».
Contro l’approvazione del finanziamento una levata di scudi in Lombardia: perché nel Lazio non vale il principio delle responsabilità delle Regioni?
«In Lombardia dicono una balla colossale. E soprattutto omettono di dire che il Lazio è la seconda Regione italiana a contribuire al fondo di solidarietà nazionale, destinato a tutte le regioni d’Italia. I soldi dei cittadini del Lazio contribuiscono anche alla Sanità di altre regioni».
Il gettito di un’eventuale introduzione del ticket al pronto soccorso potrebbe essere una soluzione per raggiungere il pareggio in bilancio?
«No, neanche noi abbiamo adottato questa politica. Il cittadino non è uno specialista, se ha un problema è giusto che si rechi al pronto soccorso non conoscendone l’entità».
Proprio nessuna distinzione tra codice bianco e codice rosso?
«Bisogna ragionarci seriamente così come bisogna ragionare sui farmaci che i cittadini lasciano scadere nelle proprie abitazioni. Ma non bisogna neanche mettere il cittadino nelle condizioni di rinunciare ad un intervento di assistenza sanitaria perché a pagamento».
www.iltuscolo.it - 04 marzo 2008
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