Crisi nera ai Castelli Romani, in 458 hanno chiuso l’attività
Da gennaio a giugno 2010, a Castel Gandolfo, fallimenti cresciuti del 117% - Record di disoccupati tra artigiani e commercianti a conferma di un trend negativo iniziato nel primo semestre del 2009
di Chiara Rai per «Il Tempo»
CASTELLI ROMANI– Ai Castelli Romani i vecchi mestieri d'arte e di braccia perdono quota.
E la disoccupazione aumenta per agricoltori, artigiani, manifatturieri e ristoratori che lasciano terreno fertile ai lavori dell'informazione, della comunicazione, della scienza, alle assicurazioni e al settore immobiliare che, al contrario, non vedono crisi e si radicano nelle cittadine più grandi come Albano e Ciampino.
Secondo la Camera di Commercio di Roma, da aprile a giugno di quest'anno, ai Castelli hanno chiuso ben 458 imprese.
Confermando il trend in discesa già iniziato nel 2009, quando, nello stesso periodo, ne hanno abbassato le saracinesche in 449.
I settori più colpiti sono quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio, il manifatturiero, l'agricoltura e la pesca e le attività alberghiere e di ristorazione che si aggirano in media sulle 50 cessazioni ciascuna in soli tre mesi.

Il paese più colpito è Castel Gandolfo con una percentuale del 117 per cento, passando dalle 6 cessazioni del secondo trimestre 2009 alle 13 di quello trascorso.
Seguono Rocca di Papa (43,75%) e Rocca Priora (26,67%), Grottaferrata (21,05) e Frascati (15,38).
Dato singolare quello di Velletri che perde drasticamente artigiani e commercianti, con 24 cessazioni sulle 72 totali, solo in questo settore.
«Preferisco cercarmi un lavoro da dipendente perché gestire un'attività come la mia è diventato impossibile - osserva Silvio, un orefice di Velletri che ha chiuso - passavo tutto il tempo a seguire la contabilità. Le tasse in continuo aumento, le banche che non danno credito e la materia prima sempre più cara».
www.iltuscolo.it - martedì 7 settembre 2010

