Roma

«Caro Alemanno stai fallendo», Italia Nostra sprona il sindaco

Carlo Ripa di Meana scrive sull'operato del primo cittadino della Capitale, invitato a prendere decisioni drastiche su tematiche di grande attualità: dagli investimenti per la metropolitana alla salvaguardia di villa Borghese, dalla candidatura alle Olimpiadi ai grandi eventi da spostare a Tor Vergata...

di Carlo Ripa di Meana da «Liberal»

ROMA - Occuparsi del governo di Roma è diventato non procrastinabile dopo il voto regionale.

L'amministrazione Alemanno (foto sopra) è sottoposta ormai da più di un semestre a crescenti critiche.

Riguardano numerose scelte:

dall'uso del centro storico, a partire da quello delle piazze dove ormai si fa di tutto e si mette di tutto, alla gestione commerciale di Villa Borghese, sempre più location di ogni smania giovanilistica, alla continua politica di annunci del sindaco a cui seguono rari, e spesso contraddittori, piccoli fatti.

Della politica degli annunci fanno parte anche l'ipotesi di portare quanto prima all'Eur la Formula 1, e l'idea di costruire, prima delle agognate Olimpiadi, una cintura di grattacieli nella Roma periferica.

Cose queste che nell'attuale situazione di carenza dei finanziamenti pubblici, appartengono più ai desideri che alla realtà.

Per non dire, infine, delle continue dichiarazioni, a cui seguono smentite, di pesanti sconfinamenti edilizi nell'agro romano verso Est e verso Sud Ovest.

Insomma, parole e promesse tante, ma fatti concreti pochi o nulla.

A questo vanno aggiunti due progetti centrali per il futuro di Roma che si dibattono fra mille difficoltà tanto da non consentire alcuna certezza e da provocare solo ulteriori stress per la città.

La prima riguarda la Metro C.

Il Cipe nella sua ultima seduta del 22 luglio scorso ha approvato una variante che riguarda la tratta T3 che è lunga meno di 3 chilometri e va da San Giovanni al Colosseo.

Il progetto iniziale è stato totalmente sconvolto con cambio integrale delle tipologie di scavo sia dei tunnel che delle stazioni.

Anche la profondità e la ubicazione delle stazioni sono state cambiate con notevoli peggioramenti del loro esercizio funzionale, ma il dato più sconvolgente riguarda l'aumento dei costi.

A questo proposito il Cipe ha dato delle cifre piuttosto fuorvianti.

In realtà Roma Metropolitana, già da tempo, aveva ammesso che il costo iniziale, già di per sé molto alto, era infatti di 500 milioni di euro, è ora schizzato alla cifra astronomica di 1 miliardo e 300 milioni.

Ma non è finita qui, perché per quanto riguarda il seguito del tracciato, e cioè quello che deve andare dal Colosseo fino a Piazzale Clodio, non esiste ancora un progetto definitivo.

Tuttavia, nella totale incertezza il Comune ha comunicato delle certezze che sono a dir poco sconcertanti, e cioè: le stazioni di Largo Argentina, Chiesa Nuova e Piazza Paoli (all'altezza del lungotevere di sinistra) sono state cancellate definitivamente.

Inoltre c'è l'altissimo rischio che venga abolita anche la stazione di Piazza Venezia. (nella foto il cantiere della metro)

La conseguenza è che avremmo una metropolitana che dal Colosseo non ha più alcuna fermata nel cuore del centro storico fino a Prati.

In aggiunta, anche in Prati è già stata abolita la fermata di Piazza Risorgimento.

Nel centro storico, che è quello dove il trasporto pubblico dovrebbe essere notevolmente potenziato per poter permettere una effettiva pedonalizzazione, non avremmo invece fermate per oltre 2 chilometri e mezzo.

Un'idea da ridere: si potrebbe infatti fare un lungo giro undergrouncl senza però poter scendere.

E’ evidente che una simile soluzione toglie gran parte dell'utilità alla nuova opera, e nel contempo comporta un aumento vertiginoso dei costi con la conseguenza che non ci sarebbero più risorse pubbliche per altri interventi indispensabili.

Eppure il sindaco Alemanno si appresterebbe a firmare un simile progetto.

La tecnologia utilizzata è molto discutibile e da tempo contestata, ad esempio, da Italia Nostra sezione di Roma di cui sono il Presidente pro tempore.

Si tratta di una metro su acciaio e non su gomma, che raggiunge estreme profondità, e con due canne.

La medesima impostazione che ebbe il primo tratto alla fine della guerra.

Italia Nostra, così come altre associazioni, hanno più volte prospettato, al contrario, l'ipotesi di una metropolitana ultra leggera.

E cioè più vicino alla superficie e su gomma. (sotto Carlo Ripa di Meana con sua moglie Marina)

Un simile progetto garantiva parecchi vantaggi fra questi il fatto di poter schivare, talvolta, molte meno preesistenze di natura archeologica e di costare enormemente meno.

I tentativi di cambiare impostazione sono stati però vani.

Non si è voluto abbondare il progetto a doppia canna.

E cioè un grande tubo per l'andata e un secondo per il ritorno, mentre la metropolitana ultraleggera prevede una sola sezione dove si fiancheggiano le due direzioni.

La risalita è più breve, le stazioni sono molto più contenute, e la qualità del servizio agli utenti migliora notevolmente.

La doppia canna prevede più lavoro e dà più lavoro.

Per questo è stata così tenacemente difesa.

Della nostra proposta è stata accettata solo la guida automatizzata e non manuale.

Mai in questi lunghissimi anni non c'è stata la benché minima apertura verso la tecnologia ultraleggera che, tanto per intenderci, è quella usata a Torino e realizzata per le Olimpiadi invernali.

Una metropolitana che, a dire dei più , sta funzionando molto bene.

Per quanto riguarda, infine, la quarta metro, la metro D, che dovrebbe estendersi dalla periferia Nord-Est fino all'Eur, attraversando il centro storico, l'incertezza regna sovrana.

La gara è già in corso, ma nel frattempo il Presidente di Roma Metropolitana dichiara che il percorso è da modificare, e non di qualche metro.

Secondo il suo parere la metro D non deve attraversare il centro storico, ma deve correre lungo la periferia Est.

Non si riesce a immaginare come un'opera estremamente costosa e con ripercussioni così profonde sull'urbanistica e sul traffico della città non abbia ancora un minimo di definizione programmatica.

Se quella della metropolitana, con annessi e connessi, i ritardi e la lievitazione dei costi, è una grossissima grana per Roma, la seconda grave difficoltà è rappresentata dal busillis delle Olimpiadi.

Intanto cominciamo col dire che i Giochi non sono stati ancora assegnati alla capitale italiana che dovrà vedersela, per farcela, con rivali molto agguerrite, basti fare il nome di Madrid, una delle due candidate europee, che non li ha mai ospitati.

E che rivendica per sé una prima volta.

Roma è l'unica concorrente italiana perché in sede Coni fra Roma e Venezia è stata preferita Roma, con tutto il seguito di polemiche venete a cui abbiamo assistito.

Insomma per vincere c'è da sgomitare.

E come si sgomita?

Il sindaco conosce bene l'opinione di Italia Nostra: si sgomita male.

La difficoltà è rappresentata non tanto dalle sedi sportive, dalle nuove piste che i nuovi sport richiedono e che, usati in quei quindici giorni, poi non servono pressoché a nulla.

Queste opere, infatti, si riusciranno a fare: verranno realizzate in zona Tor di Quinto dove, nelle anse del Tevere, Alemanno promette di creare anche un nuovo parco fluviale.

Un modo per rifondere in qualche misura una parte di città dove verranno costruiti milioni di metri cubi di cemento.

C'è chi sospetta però che agli impianti sportivi, seguiranno nuove villettopoli.

Ma il problema vero che potrebbe mettere Roma fuori gioco nella corsa all'assegnazione nelle Olimpiadi è la sua mobilità impazzita: sui Lungotevere, sul Muro Torto, in tutti gli accessi dal Sud.

Bastano due gocce di pioggia e si blocca tutto.

A questo vanno aggiunti: i ritardi e le confusioni per le metro di cui si è detto, l'uso dei giganteschi autobus a due piani, il fallimento dei buxi.

Tutto comporterà con ogni probabilità che i tecnici rimarranno quanto meno perplessi se la sede più adatta ai Giochi del 2020 sarà Roma, proprio per il suo disastroso sistema dei trasporti.

E questo è particolarmente grave anche perché i villaggi olimpici, dove abiteranno gli atleti, saranno a Nord della città (Tor di Quinto), mentre una parte degli impianti sportivi saranno al Sud (Nuova Fiera di Roma) e a Sud-Est (Tor Vergata).

Tra i due poli ci sarà cioè una notevole distanza.

Attraversare Roma con il traffico avvelenato che c'è, sarebbe impossibile. Del resto, col senno di poi, si può ricostruire che nel 2004 quasi sicuramente si perse per questa ragione.

I due grandi puntelli di Alemanno, la metropolitana e le Olimpiadi prossime venture, rischiano perciò entrambi di venir meno.

Forse anche per questo ormai da tempo sono riemerse con forza le critiche al sindaco.

Valga per tutti l'esempio dei duri giudizi dati da molti per i maltrattamenti a cui il Campidoglio sottopone il maggior giardino di Roma: una Villa Borghese segnata dalle peggior bravate verificatesi nei raduni giovanili.

Degrado estremo, anche botanico, che ha portato il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro a proporre con urgenza al sindaco di costituire un'autorevole e indipendente Fondazione Villa Borghese in grado di negoziare, allontanando dal capolavoro museale e culturale del più importante e storico parco-giardino d'Europa, le minacce più permissive e sguaiate.

Manifestazioni e iniziative a pioggia a imitazione di Villa Borghese che hanno provocato danni anche al Gianicolo e al Pincio dove sono stati rovesciati busti risorgimentali, sporcate fontane, imbrattati muri.

Ed è così che parecchi fra coloro che, saziati ormai dalla formula tutta immagine e comunicazione del duo Rutelli-Veltroni, avevano accolto con speranza - anche io sono fra questi - la vittoria di Alemanno, ora sono diventati critici rispetto all'operato del giovane sindaco.

Il modello dell'ultimo Veltroni (dal Maxxi al mega parcheggio del Pincio) era andato in crisi e Alemanno, nel corso della sua campagna elettorale, aveva avuto buon gioco a prospettare una Roma che si apriva, che riguadagnava il tempo perduto: la capitale italiana ha un secolo di ritardo rispetto agli sviluppi tecnologici delle altre capitali europee.

Il nuovo sindaco poi inaugurò il suo quinquennio con una scelta molto positiva e coraggiosa: il no al mega parcheggio sotto la collina del Pincio.

Subito dopo però sono arrivate le prime incertezze, e poi i pasticci: il San Giacomo, l'Ara Pacis che aveva detto di voler spostare altrove.

Più recentemente infine ha cominciato a marciare speditamente verso il passato convertendosi, nei fatti, al veltronismo: mega concerti, Maxxi, incarico a Calatrava di fare i megaimpianti sportivi a Tor Vergata e una serie di autorizzazioni frettolose e sbagliate nell'uso del suolo pubblico, dal Circo Massimo alle grandi piazze.

I suoi migliori consiglieri e i suoi migliori alleati, il gruppo razionalista della rivista Caesar con gli architetti, Rosponi, Krier e gli studiosi Salingros, Fantauzzi e altri, è rimasto basito dall'alleanza di Alemanno con le archistar Meier, Fuksas (foto sopra) e Calatrava, e si sono perciò progressivamente allontanati.

Anche perché Alemanno ha dedicato sempre meno tempo ai problemi di Roma.

Si è invece dato molto da fare a sistemare targhe, a mediare su antiche dispute storiche, a organizzare il gran tour classico Rutelli e Veltroni Gerusalemme-New York, con la sola variante, a New York, invece dei Kennedy, Rudi Giuliani.

E in questi ultimi mesi è diventato quasi a tempo pieno uno dei pontieri nella disputa fra Berlusconi e Fini, e negli ultimi giorni ha scambiato occhiate da triglia con Giulio Tremonti.

Insomma, Roma ha un Sindaco sedotto dalla politica nazionale.

Così facendo, come può pensare di cavarsela?

La sua vera ciambella di sicurezza è il centrosinistra che fatica per il momento ad esprimere un candidato convincente.

Ad Alemanno resta ancora, glielo riconosco volentieri, un patrimonio di simpatia che lo circonda per quel suo modo di fare da giovane energico che va sui ponti quando sale l'acqua, che protesta in modo colorito contro il governo.

In una parola è la sua vitalità che ancora conquista.

Ma non è certo sufficiente.

Così come non è sufficiente passare qualche ora a Trastevere a cancellare personalmente con la spugna le scritte che imbrattano i muri o organizzare una sfilata per il 20 settembre, partendo da Porta Pia, più tipo Columbus day che conferma unitaria dell'Italia di questi anni, con l'inclusione del Quirinale.

Per quanto ci riguarda, Italia Nostra gli ha presentato tre proposte che può realizzare da qui alla fine del suo mandato.

La prima riguarda Villa Borghese: salvarla con pugno di ferro.

La seconda la sistemazione di Borghetto Flaminio.

Progettata da Del Debbio sotto il fascismo, è questa un'area di dimensioni equivalenti a quella di piazza del Popolo.

Borghetto Flaminio, con opportuni interventi, potrebbe essere restituita ai romani per un pieno uso e divenire sede di molte fra quelle iniziative che impediscono il godimento pieno della bellezza di Piazza del Popolo e delle rampe del Valadier.

La terza proposta riguarda i grandi eventi che si potrebbero fare nell'area già attrezzata e opportunamente manutenuta di Tor Vergata, dove Papa Giovanni Paolo Il portò due milioni di giovani (foto sotto).

Riuscire a risistemare questi due grandi spazi, sarebbe davvero un bel risultato che renderebbe più agibili e meno rischiose alcune manifestazioni ed eviterebbe parecchi danni al Centro storico.

Se a questo si aggiungesse il grande parco fluviale, la rimozione dei tabelloni e la cancellazione delle scritte che imbrattano Roma, allora il bilancio del quinquennio Alemanno non sarebbe da disprezzare e probabilmente potrebbe cavarsela.

Non resta che attendere e valutare le sue future mosse avendo ben chiaro che il sindaco attuale sin qui è apparso poco concentrato e privo di un progetto.

Se non riuscirà a imprimere una svolta rischia, anche se la sinistra non riuscisse a contrapporgli un candidato forte, di trovare qualche intelligente competitor proprio all'interno del suo schieramento.

Qualcosa si muove già in questa direzione. Alemanno però ha ancora alcune carte da giocare. E ora è il momento di farlo. Roma vale bene una riflessione originale, non delle repliche.

www.iltuscolo.it - lunedì 05 luglio 2010