Ambiente

Il Parco dei Castelli si prepara al dopo-Peduto... insieme a Peduto

Cambio al vertice dell'ente di tutela regionale dopo la vittoria del centrodestra con Renata Polverini -

In attesa della nomina del nuovo presidente i Comuni dell'area protetta hanno nomitato i loro tre membri del consiglio direttivo, ma chi rappresenterà i veri interessi dei cittadini dei Castelli?

di Fabio Polli

CASTELLI ROMANI - Con l’elezione della nuova giunta regionale di centrodestra, guidata dal presidente Renata Polverini, cambiano i vertici negli enti parco del Lazio.

Per l’area della provincia di Roma, naturalmente, l’attenzione è concentrata sullo spoil system al Parco Regionale dei Castelli Romani, guidato negli ultimi tre anni dal presidente Gianluigi Peduto (foto sotto) esponente del Partito Democratico di Frascati.

La nomina di Peduto da parte della giunta Marrazzo, come i nostri lettori ricorderanno, fu molto criticata dagli ambientalisti locali, i quali temevano l’avvio di una fase di minore tutela del territorio da parte di un personaggio considerato più sensibile alle istanze dei cementificatori piuttosto che a quelle di chi vorrebbe fermare l’avanzata del partito del mattone.

Peduto, invece, che fu sponsorizzato all’epoca dal consigliere regionale ed ex sindaco di Rocca di Papa Carlo Umberto Ponzo (a destra nella foto sotto con Gabriele Mori e Franco Posa) in cambio del sostegno ricevuto in campagna elettorale a danno di Tonino D’Annibale (portato invece dai vertici della segreteria del Pd frascatano), esce tutto sommato in maniera dignitosa dal suo triennio alla guida dell’ente parco.

L’ultimo mandato amministrativo, infatti, merita di essere ricordato per la storica adozione del Piano d’Assetto del parco, approvato il 21 maggio 2009 a distanza di 25 anni dalla costituzione dell’ente.

E se polemiche ci sono state, molto sorprendentemente hanno riguardato l’atteggiamento spocchioso e lobbistico di alcune amministrazioni dei Castelli Romani, le quali non hanno affatto visto di buon occhio il nuovo strumento di pianificazione adottato dai vertici di Villa Barattolo e soprattutto la normativa che posiziona l’ente parco al di sopra di ogni realtà territoriale in tema di autorizzazioni edificatorie nelle aree dei Comuni che ricadono nei suoi confini.

La normativa attuale, a dire il vero, è particolarmente burocratica per taluni aspetti marginali, come ad esempio la necessità di richiedere il nulla osta all’ente Parco per installare un’insegna luminosa sul proprio negozio o per realizzare un gazebo nel proprio giardino.

Ma tant’è: meglio troppo che nulla.

Anche a rischio di creare l’ennesimo meccanismo clientelare all’italiana, dove la «pratica» viaggia veloce solo se la presenta lo studio «tal dei tali», ma soprattutto pensando a cosa sarebbero diventati ancor peggio di oggi i Castelli Romani se le amministrazioni comunali del passato avessero potuto fare come meglio credevano.

Peduto e il consiglio direttivo uscente, anche questo va ricordato ad onor del vero, hanno saputo dare una nuova immagine dinamica all’ente parco con l’organizzazione di numerosissime iniziative culturali e di promozione (tra tutte la lodevole «Cose mai viste») nonostante la carenza dei mezzi economici a disposizione, via via ridotti dalla Regione Lazio per sanare il mostruoso deficit economico generato dal settore della sanità.

Da ricordare, nel triennio guidato dal centrosinistra, anche l’adozione del regolamento delle attività compatibili con la gestione del parco e il regolamento delle attività nei bacini lacuali, vera emergenza del territorio dei Castelli Romani.

Ma è tutto oro quel che luccica? Non sembrerebbe.

Per la serie «nemo profheta in patria», Peduto viene indicato invece dal centrodestra frascatano come la vera mente cementificatoria del territorio e le medagliette conquistate da presidente dell’ente di tutela sarebbero solo delle «patacche» mostrate ai più (come l’ormai famoso giubbetto con lo stemma del parco che indossa frequentemente…) per darsi un tono «ambientalista».

«La realtà – dicono dai banchi dell’opposizione al consiglio comunale di Frascati – è ben diversa e Peduto, in futuro, sarà tristemente ricordato per le centinaia di migliaia di metri cubi di cemento che ha regalato a Frascati cancellando ettari di vigneti e uliveti insieme agli ex comunisti Franco Posa, l’attuale sindaco Stefano Di Tommaso e il city manager Antonio Di Paolo. Tra perimetrazioni dei nuclei abusivi, piani particolareggiati, edilizia convenzionata, Grotte Maria e Grotte Portella, Frascati sta cambiando il suo volto in maniera definitiva, e ciò si deve solo e soltanto alla strategia amministrativa di questi politici della vecchia scuola delle Frattocchie, quelli che sanno predicare bene e razzolare male».

Insomma, come nel romanzo di Robert Louis Stevenson, «Lo strano caso del doctor Jekyll e del signor Hyde», la figura di Gianluigi Peduto è eternamente ambigua: ambientalista od opportunista?

Nei giorni scorsi, per dare un seguito alla storia, i comuni dei Castelli Romani che fanno parte del territorio del parco hanno indicato alla regione Lazio i nomi dei tre consiglieri di loro nomina nel nuovo Consiglio Direttivo, composto da sette membri, e che dovrebbe entrare in carica a breve smentendo la voce maligna che vorrebbe la Polverini intenzionata a commissariare gli enti di tutela territoriale.

Tra i tre prescelti il centrosinistra ha indicato nuovamente Gianluigi Peduto, che torna dunque in consiglio direttivo, al quale si affiancheranno Alberto Cardinali (ex assessore all’Ambiente di Rocca di Papa) e Francesco Petrucci (foto sotto) (conservatore di palazzo Chigi di Ariccia e autore di svariate pubblicazioni sulla storia e sulla cultura dei Castelli Romani).

Ora si attendono le nomine della Polverini e soprattutto si attende di conoscere il nome del nuovo presidente del Parco dei Castelli Romani.

Il centrodestra, in tema d’ambiente, non vanta una grande tradizione, soprattutto sul territorio, e la partita che sta per giocarsi è di quelle delicate.

Tra i sindaci che più hanno sbraitato all’adozione del piano d’assetto vanno ricordati, a destra come a sinistra, i sindaci di Velletri e Rocca di Papa, i quali giudicavano troppo restrittive le norme adottate.

Che succederà ora?

Alberto Cardinali (foto sopra), al pari dello stesso Peduto, è una nomina di garanzia contro l’ignoranza ambientalista del centrodestra o rappresenterà invece le istanze del neo «espansionista» Pasquale Boccia?

Anche perché, se le cose continueranno ad andare avanti in questo modo, è meglio chiamarlo «Parco del Vivaro» piuttosto che roboantemente Parco dei Castelli Romani.

www.iltuscolo.it - giovedì 5 agosto 2010