di Valeria Uva da «Il Sole 24 Ore»
ROMA - I cinesi fanno capolino negli appalti. Non è sbarco di massa. Piuttosto, una piccola avanguardia in un mercato di nicchia abbandonato dagli italiani.
Ma la loro presenza ha fatto suonare un campanello di allarme per l'Autorità di vigilanza che dopo un attento esame di normativa e accordi commerciali tra Italia e Cina tenta ora di arginare l'avanzata.
Lo sbarco risale all'estate scorsa, quando la Chongqing Water Turbine Works Co. Ltd, gigante statale dell'omonima provincia cinese da 1.800 dipendenti e 300 ingegneri, si è alleata con la piccola Water Gen Power di Genova, 18 tecnici, un dipendente, capitale sociale 10 mila euro e, all'epoca, una sola commessa da 6 mila euro.
Solo grazie a quell'alleanza, che si è concretizzata in un patto di esclusiva commerciale di tre anni, la piccola genovese ha potuto lanciare la sfida ai giganti europei del calibro di Alstom power, Andritz Hidro e Voith Hydro.
E tentare con successo la scalata alla gara da 15 milioni bandita dalla Compagnia valdostana delle Acque (Cva) per rinnovare l'impianto idroelettrico di Champagne 2.
(nella foto sotto una diga del nord Italia)

Niente di scorretto.
Anzi, i servire i cinesi su un piatto d'argento sono state proprio le direttive Ue sugli appalti grazie a un meccanismo dall'orribile nome di «avvalimento», che significa prestito di requisiti tecnici o finanziari, manodopera: un'azienda, piccola o giovane che di per sé non avrebbe le caratteristiche richieste per partecipare a una gara, se le fa prestare da chi invece ce le ha.
L'aspetto più interessante è che ad aprire la porta all'impresa cinese è stata la stessa stazione appaltante, la Cva.
Lo spiega sul sito.
Stanca della crescita dei prezzi delle turbine tra giugno 2008 e gennaio 2009, «solo in parte giustificata dal costante rialzo nei prezzi», la Compagnia ha spedito una delegazione a Pechino «per verificare la tecnologia adottata relativamente alla produzione di turbine, alternatori e condotte forzate».
Il viaggio deve essere andato bene, visto che Cva spiega di aver scoperto «interessanti opportunità di commercio con il mercato cinese».

E invitava le imprese a cercare lì opportunità commerciali.
Così ha fatto l'italiana Water Gen Power, che ha firmato il contratto di avvalimento con i cinesi e una partnership commerciale esclusiva per tre anni.
«Non c'è paragone - spiega il presidente della società Mario Bianchi - i loro prezzi sono inferiori anche del 30% rispetto a quelli praticati dai colossi europei».
La mossa della piccola società genovese - che ora fattura 400 mila euro - ha sparigliato le carte.
Una prima gara lanciata da Cva a inizio estate 2009, dopo l'interesse iniziale dei big europei, è andata deserta.
Il motivo: tempi di consegna stretti e «prezzi non remunerativi».
No problem, invece per i cinesi, che la gara l'hanno poi presa, con gli italiani a trattativa privata, ribassando dell'1%.
«Noi italiani - continua Bianchi - ci occupiamo dell'automazione, della parte nobile di questa fornitura».
L'Autorità di vigilanza ha acceso i riflettori sull'«avvalimento».
«Secondo noi non si poteva fare spiega - il presidente Giuseppe Brienza - perché con la Cina non esistono accordi commerciali di reciprocità».
Sulla questione il Ministero dello Sviluppo Economico (foto) deve dire se esistono partnership bilaterali, magari con singole province cinesi.

L'Autorità ha chiesto la revoca del contratto in autotutela, ma è passato un anno e le officine cinesi sono già al lavoro.
Più di tre miliardi risultano già saldati. La Water Gen Power ha vinto un altro contratto con la Cva per una nuova centrale a Champoluc.
Sempre con i cinesi.
(Nella foto di copertina il presidente cinese Hu-Jintao)
www.iltuscolo.it - lunedì 9 agosto 2010
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