di Luigi Jovino per «Il Messaggero»
FRASCATI - consorzio di tutela dei vini Frascati doc ha deliberato l’uscita dalla Strada dei vini, istituita dalla Regione Lazio, annuncia con una discreta dose di ironia la costruzione di un «Vicolo del Frascati» e si appresta a chiedere la distillazione per crisi allo scopo di eliminare dalle cantine una parte delle scorte producendo alcol.
La richiesta di distillazione alla Regione che, assegna un contributo sul vino sfuso pari al 65 per cento del valore di mercato, sarà avanzata anche da altre denominazione castellane. Il consorzio, dunque, ha compiuto lo strappo.
I produttori e le aziende vitivinicole avevano atteso e invocato per venti anni l’istituzione delle Strade dei vini che in altre realtà italiane rappresentano un incredibile sistema di accelerazione del turismo enogastronomico.
Adesso le maestranze del vino Frascati, locomotiva dell’enologia laziale, ripudiano la scelta. Evidentemente le alterne vicende della Strada dei vini dei Castelli, i fondi sprecati ed il fallimento del sistema di promozione istituzionale hanno convinto il consorzio a puntare sul «fai da te».
«Piuttosto che aderire - ha detto Mauro De Angelis (nella foto), presidente del consorzio tutela vini Frascati doc - ad associazioni autoreferenziali faremo tutto da soli e costruiremo «Il vicoletto del Frascati» per promuovere il vino, le aziende e l’indotto della nostra denominazione».
La decisione del consorzio, però, non trova consenso unanime. «E’ una scelta - afferma Roberto Rotelli, presidente della Strada dei vini dei Castelli Romani - contraddittoria e sbagliata. Il consorzio critica le associazioni autoreferenziali e pensa di costruirne una autarchica. Non si può uscire dalla Strada dei vini dei Castelli Romani nel momento in cui la struttura comincia ad operare e a ricevere dei finanziamenti. Con la Provincia di Roma stiamo svolgendo un lavoro egregio ed abbiamo contatti interessanti con l’assessorato regionale del Made in Lazio. In questo momento difficile è importante unire le forze».
Tutti d’accordo, invece, sulla distillazione di crisi che probabilmente sarà richiesta anche dal Castelli Romani e dal Marino doc.
«L’anno prossimo - afferma il presidente De Angelis - avvieremo l’iter per la Docg ed abbiamo scelto la distillazione per ripartire con questo nuovo progetto di rilancio».
«Probabilmente - aggiunge Roberto Rotelli - la distillazione era un passaggio obbligato. In questo modo non inflazioniamo il mercato dei vini da tavola».
«Anche noi - afferma Luigi Caporicci, presidente delle cantine Gotto d’oro di Marino - chiederemo la distillazione di partite vecchie di vino invenduto. Il momento è particolarmente difficile per le cantine e per tanti privati. Il nostro marchio con qualche difficoltà resiste».
www.iltuscolo.it - venerdì 3 dicembre 2010
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